PENSIONE PUBBLICA IN CRISI

Per poter acquistare una rendita vitalizia di 1.500 euro lordi mensili, un uomo di 60 anni deve disporre di un capitale di circa 350.000 euro.

 

Questo calcolo è fatto in base alle "tabelle di conversione" di un capitale in rendita aggiornate circa le attuali tendenze demografiche, anno 2016.

Ora, facciamo finta che l'uomo di cui sopra si chiami Giorgio.

 

Il giorno del suo 60esimo compleanno, Giorgio prende tutti i suoi 350.000 euro e li versa interamente ad una Società che produce rendite vitalizie.

 

La Società che ha acquisito i 350.000 euro si impegna quindi ad effettuare mensilmente al nostro Giorgio un bonifico di 1.500 euro lordi  fino alla fine dei suoi giorni.

 

La Società si assume il rischio che Giorgio riesca a vivere oltre i suoi 80 anni

 

 

Giorgio viene a mancare il giorno del suo 85esimo compleanno.

 

Ha quindi vissuto di rendita per 25 anni (300 mesi)

 

Di conseguenza ha percepito 300 bonifici da 1.500 euro

 

Giorgio ha percepito 450.000 euro lordi grazie ai quali ha potuto vivere fino all'ultimo giorno una vita dignitosa, senza farsi mancare cure ed assistenza.

LA PENSIONE PUBBLICA

La pensione pubblica non è altro che il capitale costituto negli anni con i nostri contributi previdenziali e trasformato in una rendita vitalizia mensile il giorno nel quale "andiamo in pensione".

 

Prenderò quindi tutti i contributi che ho versato fino a quel momento, li "consegnerò" all'INPS ed in cambio riceverò una rendita vitalizia mensile il cui importo sarà direttamente proporzionale a due variabili:

 

1) l'ammontare dei contributi che ho versato (di cui sopra)

2) la mia età al momento della pensione

 

In sostanza: più soldi ho versato e meno anni mi rimangono statisticamente da vivere e più alta sarà la mia rendita vitalizia (pensione)

Per ricevere 1.500 euro lordi mensili, Giorgio ha dovuto corrispondere un capitale di 350.000 euro

 

350.000 euro... Insomma, non sono proprio "due lire"!!! 

 

Pensiamo un attimo a chi oggi è già in pensione

 

Le rendite che vengono oggi percepite dai pensionati sono ben superiori rispetto al capitale che hanno convertito in rendita

 

Provate a pensare:

 

1) all'ammontare dei contributi versati

2) alla loro età al momento della pensione

 

La rendita che dovrebbero percepire per mantenere il sistema in equilibrio dovrebbe essere mediamente più bassa...

 

...a meno che qualcuno non paghi di tasca propria la differenza.

 


Quel "qualcuno" sono gli attuali lavoratori

IL PATTO GENERAZIONALE

E' il principio sul quale si basava il nostro vecchio sistema pensionistico nato negli anni della contestazione sociale (fine anni '60):

 

"Le generazioni che verranno pagheranno in buona parte la pensione alle generazioni passate"

 

QUESTO PATTO PUO' FUNZIONARE SOLTANTO IN CASO DI CONTINUA CRESCITA ECONOMICA nonchè DEMOGRAFICA DEL PAESE

 

Con il senno del poi possiamo legittimamente affermare che in passato i Governi Italiani sono stati un po' troppo ottimisti....e forse anche molto poco lungimiranti

Negli altri Paesi Occidentali infatti ( ad esempio USA, UK o la vicina Svizzera ) i Governi erano ben consci che un simile sistema pensionistico sarebbe stato difficilmente sostenibile nel lungo periodo.

 

In questi Paesi è quindi DA DECENNI che il sistema previdenziale viene impostato con (minimo) DUE PILASTRI:

 

1) previdenza pubblica per evitare l'indigenza estrema delle fasce più deboli

 

2) previdenza privata costruita negli anni di lavoro da ogni singolo cittadino per INTEGRARE la previdenza pubblica e mantenere quindi un tenore di vita dignitoso durante la pensione. 

NECESSITA' DI CAMBIAMENTO

I primi allarmi circa l'insostenibilità del nostro sistema pensionistico sono scattati negli anni '90, allarmi a cui hanno fatto seguito le prime riforme del Sistema previdenziale Italiano.

 

Tali riforme si sono rivelate poco efficaci: nel 2007 il Governo Italiano ha avviato la transizione verso un Sistema Pensionistico Pubblico e Privato, introducedo sistemi non obbligatori di previdenza complementare e prevedendo delle importanti agevolazioni fiscali ai lavoratori che decidono di aderirvi.

 

Infine, nell'Aprile 2016 diverse testate giornalistiche hanno scritto dell'intenzione del Governo di rendere obbligatorio il versamento di parte del TFR in forme di previdenza complementare:

 

l'unico modo per evitare uno scenario nel quale fra 30 anni il TFR del futuro pensionato si esaurirà e la pensione pubblica di poche centinaia di euro non basterà per vivere dignitosamente

La logica che stiamo affrontando in questi mesi di allarmismi e Buste Arancioni non è quindi da leggere come una "privazione" dello Stato , ma come la naturale evoluzione verso un sistema pensionistico sostenibile utilizzato da decenni in tutto il mondo Occidentale.